Giovedì, 18 Agosto 2005 - Sant'Elena, imperatrice  

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Montefranco: convento di San Bernardino da Siena
MONTEFRANCO: CONVENTO DI SAN BERNARDINO DA SIENA

MONTEFRANCO: CONVENTO DI
SAN BERNARDINO
DA SIENA

Montefranco: convento di San Bernardino da Siena

 

 

A
ffacciato sulla Valnerina, presso Montefranco, in località Monzano, è il convento di San Bernardino da Siena. Non poté essere inserito nell’elenco primitivo della “Custodia Vallis”, perché fondato, per gli Osservanti, nel sec. XV, in ricordo e, sembra, per espresso desiderio di San Bernardino (1380-1444), il quale, stando alla tradizione, visitò Montefranco più volte. La tradizione sostiene che San Bernardino abbia visitato il castello di Montefranco nel 1427, 1434 e nel maggio del 1444. All’ultimo passaggio di San Bernardino in Valnerina e, quindi, sicuramente, anche a Montefranco, va collocata la seguente cronaca: «Bernardino ha passato da tre anni i sessanta. Non è più la betulla chiara e cinerina che incantava le folle anche per il fisico. Ora nel camminare deve appoggiare gli avambracci sui fianchi e si piega in avanti, sporgendo il viso magro e il mento aguzzo. In una predica, un giorno, s’era descritto, senza nominarsi, con tutti gli acciacchi di una certa età: “Passa e’ quaranta e giogne a’ sessant’anni, e egli comincia a diventare piccolino e riepiegato; egli comincia avere gli occhi cipicchiosi, cogli occhi scerpellati; egli va chinato col capo verso terra; elli diventa sordo, non vede bene lume; elli diventa sdentato”. Da Assisi ripartì presto. Sostò appena a Foligno e a Spoleto. A Piediluco ebbe un ultimo guizzo d’arguzia. Gli era stato preparato un grande banchetto, dove sedevano i notabili della città. Non si rifiutò, anche se lo stare a lungo seduto, per un atroce dissenteria, lo crocifiggeva con dolori umilianti. Tutti, ignorando il suo tormento, furono incoraggiati dalla sua serena allegria a bere e mangiare a lungo. Nessuno s’accorse che egli aveva ingoiato a fatica solo un po’ di mollica di pane bagnata nell’acqua. La vista gli si annebbiava sempre più spesso, per il peso dell’insonnia e della disappetenza che erano cominciate a Siena. Anche la sua preghiera si consumava ormai tutta nel silenzio. Solo frate Bartolomeo si rendeva conto che Bernardino stava per entrare in agonia. Gli altri lo capirono quando non fu più in grado nemmeno di cavalcare il mulo che gli avevano preparato a Perugia. Quando però gli si presentarono con una rudimentale barella i graticcio, Bernardino si rese conto che stava per morire, ma che non sarebbe morto prima di giungere a L’Aquila, la città che lo aspettava da anni (…)»; (N. Fabbretti, Bernardino, Milano 1980).

Narra Francesco Gonzaga: «Passava una volta S. Bernardino da Siena presso il paese di Montefranco e sentendo gran bisogno di ristorarsi, domandò a una povera donna la carità di un pezzo di pane (a detta della tradizione, il nome della donna sarebbe stato quello di “Alessandra, vedova di casa Probani”). Rispose la donna, esser dispiacente di non potere esaudire la preghiera di lui, perché si trovava affatto sprovvista di pane; ma avendola S. Bernardino esortata di andare a cercarne, essa aprì la sua arca, che poco innanzi aveva lasciata vuota, e con gran meraviglia la trovò ben provvista di pane, sicché poté offrirne generosamente al Beato Padre quanto egli ne desiderava. La fama di questo miracolo si sparse subito per il paese, e tutti gli abitanti si misero sulle orme del Santo, il quale aveva proseguito il suo cammino. Lo raggiunsero a un tiro di sasso dal paese ; ed egli allora si fermò e fece un bel discorso a quelle buone persone, esortandole a mettersi d’accordo per edificare un convento per sé e pei suoi confratelli francescani. Morto S. Bernardino e iscritto il suo nome nel catalogo dei Santi, la Comunità di Montefranco, ottenuta prima la facoltà dal Sommo Pontefice Nicolò V, dette principio alla costruzione d'un convento nel luogo stesso indicato dal Santo e dove si mostrano ancora i vestigi dei piedi di lui. La fabbrica fu condotta a termine in breve tempo, a spese comuni, e venne poi affidata ai religiosi del nostro Ordine, i quali andarono ad abitarvi l'anno 1454».

Il complesso conventuale di Montefranco, quindi, fu edificato su autorizzazione di papa Nicolò V, con bolla datata 25 giugno 1454: “Piis fidelium votis” (l’originale è tuttora conservato presso l’Archivio della Porziuncola in Santa Maria degli Angeli-Assisi). Narra Agostino da Stroncone: « A.D. 1454. La comunità di Montefranco supplica al Papa per la facoltà d'erger un convento in onore di S. Bernardino per l'osservanti, Nicolò V con lettera Piis Votis Roma 25 Giugno gliela concede, gli montefranchesi si muovono per la divozione che portano a S. Bernardino, quale ha fatti miracoli in lor paese e vi ha disegnato il luogo per il convento. E poi adesso che è canonizzato sentono continui miracoli»(Agostino da Stroncone, Umbria Serafica).

Vittorino Facchinetti, che propende a collocare il passaggio del Santo francescano senese presso Montefranco nel 1427, narra: « Si ignora poi quando Bernardino transitò per Montefranco, nella valle della Nera, se nell’andare cioè o nel tornare da Rieti … ma la tradizione del suo passaggio nella forte borgata, che domina come un maniero dall’alto di un colle, è certo fissata in un nucleo di leggende fra le più graziose. Chi scrive ha potuto raccoglierle dalla viva voce del popolo. Si racconta dunque che il povero fraticello, raggiunto il paese, si sedette stanco ed affamato su di una pietra fuori di una casa e chiese un po’ di pane alla vecchiarella chesi affacciò sull’uscio. La poverina si scusò dicendo che non ce n’era più di un boccone nella madia vuota da molto tempo, e coperta di ragnatele. “Va, cerca ugualmente”, l'esortò il Santo. La vecchierella obbedì e la trovò ripiena di pani freschi e bianchi. Poi domandò un po’ di vino: nuova risposta negativa. “Cerca nel botticelle”. “Padre vi danzato i topi”. Tuttavia la donna finisce con l’obbedire e ritrova la botte piena di vino saporoso. Infine, lasciando Montefranco, Bernardino prega i cittadini, ormai guadagnati dalle sue parole, a voler fabbricare un convento per i suoi frati, e ne indica un luogo su un colle vicino. “Ma là non c’è acqua”. “Non dubitate; Iddio provvederà!”; e una fonte d’acqua viva sgorga d’improvviso fra quelle rocce. Il convento che porta il nome del Santo esiste ancora» (V. Facchinetti, S. Bernardino da Siena mistico sole del sec. XV, Spoleto 1933).

«Il convento di S. Bernardino di Montefranco - continua lo storico francescano padre Benvenuto Bazzocchini - appartenne sino al 1866 ai nostri confratelli della Provincia Serafica dell'Osservanza, e fu soppresso in forza delle leggi eversive del Governo italiano. Molti anni appresso, il degno Prelato Mons. Evaristo Lucidi, cittadino di Montefranco, riscattava quel convento dal Demanio; e con atto del 4 giugno 1912 lo cedeva in uso perpetuo e gratuito ai nostri religiosi della Provincia Serafica di S. Chiara. Il detto atto ebbe l'approvazione della S. Congregazione dei Religiosi, 4 luglio 1912; e da questo tempo nel convento di Montefranco dimorano alcuni nostri confratelli, i quali attendono, oltreché all’officiatura della chiesa conventuale, al ministero sacerdotale a vantaggio delle popolazioni delle vicine parrocchie».


Paolo Rossi
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